Elias 2-24 b, il pianeta neonato: è il più giovane mai scoperto

Ha meno di un milione di anni ed è ancora avvolto nel disco di gas e polvere da cui sta nascendo: Elias 2-24 b è il pianeta più giovane mai scoperto. Lo ha confermato il dottorando italiano Andrea Bernardi, e mette alla prova i modelli sulla nascita dei pianeti.

Pubblicato il di Redazione New Utopia4 min di lettura
Illustrazione di una giovane stella circondata dal suo disco protoplanetario di gas e polvere

Ha meno di un milione di anni. Su scala cosmica è un neonato: quando si è formato, sulla Terra camminavano già i nostri antenati. Si chiama Elias 2-24 b ed è il pianeta più giovane mai scoperto. A trovarlo è stato un giovane ricercatore italiano, Andrea Bernardi, dottorando all'Universidad Diego Portales di Santiago del Cile.

Un pianeta ancora nella culla

Elias 2-24 b gira attorno a una giovanissima stella, Elias 2-24, a circa 450 anni luce da noi, nella costellazione dell'Ofiuco. È un gigante gassoso con una massa stimata tra 1,9 e 4 volte quella di Giove e si trova a circa 55 unità astronomiche dalla sua stella, cioè 55 volte la distanza tra la Terra e il Sole, più di dieci volte la distanza di Giove dal nostro Sole.

La cosa più affascinante è che il pianeta è ancora avvolto nel disco di gas e polvere da cui sta nascendo. Ogni stella giovane è circondata da un disco di questo tipo, chiamato disco protoplanetario: è la "culla" in cui si formano i pianeti. Elias 2-24 b ci si trova ancora dentro, e con ogni probabilità sta ancora raccogliendo materiale.

Il pianeta nascosto nel "solco"

La storia della scoperta è un piccolo giallo astronomico durato anni. Circa dieci anni fa il radiotelescopio ALMA, in Cile, fotografò il disco attorno a Elias 2-24 e vi trovò degli anelli e dei solchi, zone più vuote. Gli astronomi sospettano da tempo che quei solchi li scavino proprio i pianeti in formazione, che mentre girano "ripuliscono" la loro orbita dalla polvere.

Poi il telescopio VLT dell'ESO intravide un debole puntino di luce dentro uno dei solchi. Poteva essere un pianeta, ma anche un difetto dell'immagine o una stella lontana sullo sfondo. Bernardi e i suoi colleghi sono andati a cercarlo nell'archivio dell'Osservatorio Keck, alle Hawaii, e lo hanno ritrovato in due serie di osservazioni del 2018 e del 2020. Confrontando le due immagini hanno visto che il puntino si muove insieme alla stella, come fa un pianeta, e non come una stella di sfondo. Il candidato è diventato un pianeta confermato.

Per vederlo è servito uno strumento speciale, il coronografo a vortice del Keck, che "spegne" la luce accecante della stella e lascia emergere gli oggetti deboli che le stanno vicino.

«I pianeti dovrebbero trovarsi dentro i solchi, perché sono loro a scavarli», ha spiegato Bernardi. «Ed è esattamente lì che abbiamo trovato Elias 2-24 b.»

Perché è così importante

Fino a oggi il record di pianeta più giovane era conteso da quattro mondi, attorno alle stelle PDS 70 e WISPIT 2, tutti con più di 5 milioni di anni. Elias 2-24 b li batte di netto.

E pone un problema interessante. Secondo lo studio, il pianeta si è formato con il meccanismo "classico" chiamato accrescimento del nucleo: prima si forma un nucleo solido di roccia e ghiaccio, poi la sua gravità attira grandi quantità di gas. Ma un gigante così lontano dalla sua stella, dove la materia è più rarefatta, avrebbe dovuto impiegare molto più tempo per crescere. Invece ce l'ha fatta in meno di un milione di anni.

«I nostri modelli di formazione planetaria faticavano già a spiegare i precedenti detentori del record, che hanno tutti più di cinque milioni di anni», ha commentato Lucas Cieza, coautore dello studio. «Elias 2-24 b ci mostra che anche i nostri modelli migliori non tengono ancora conto di alcuni processi importanti.»

La scoperta dà anche una prova forte a un'idea attesa da tempo: i solchi nei dischi delle stelle giovani sono davvero scavati dai pianeti. E ci dice che i pianeti giganti possono nascere molto prima di quanto pensassimo.

Cosa ci aspetta

Trovare pianeti così giovani è difficile, perché la polvere del disco li nasconde quasi del tutto. I nuovi strumenti, come il coronografo del telescopio spaziale Roman della NASA, dovrebbero rendere queste scoperte più frequenti. Forse Elias 2-24 b resterà il più giovane per poco. Intanto ci permette di vedere, quasi in diretta, qualcosa che nel nostro Sistema Solare è successo 4,6 miliardi di anni fa: la nascita di un pianeta.

Fonti

A. Bernardi et al. (2026), «Searching for Embedded Protoplanets with the Keck/NIRC2 Vortex Coronagraph: Confirmation of a Core-accretion Planet in the Narrow Gap of the Elias 2-24 Disk», The Astrophysical Journal Letters — lo studio originale

NASA Science — «Newfound 'Baby' Planet Smashes Record for Youngest Known World» (16 settembre 2026)

Universidad Diego Portales — il comunicato del gruppo di ricerca YEMS

EarthSky — «Baby exoplanet: Astronomers find the youngest world yet»

AstroSpace — «Trovato l'esopianeta più giovane mai scoperto finora»

Immagine di copertina: illustrazione di una giovane stella circondata dal suo disco protoplanetario — NASA/JPL-Caltech (PIA12008). Non raffigura il sistema di Elias 2-24.

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