
Questo non è solo un film. Vuole raccontare la verità — o ciò che potrebbe essere la verità. Spielberg torna a parlare di UAP (il nuovo acronimo con cui vengono chiamati oggi). Nel 2020 il Pentagono ha infatti sostituito il termine UFO (Unidentified Flying Object) con UAP (Unidentified Aerial Phenomena), ammettendone la rilevazione strumentale ma non sapendo ancora spiegarli.
Tutti ricordiamo “E.T.” o “Incontri ravvicinati del terzo tipo”, film dello stesso Spielberg: opere empatiche, quasi concilianti, in netto contrasto con titoli come “Independence Day” o “La guerra dei mondi”, basati sulla formula “loro arrivano e noi reagiamo”. Ma in questo film Spielberg sembra voler modificare deliberatamente quella formula, ponendosi — e ponendoci — una domanda diversa: cosa succede se tutti scoprono che esistono?
Non è la storia di un individuo che incontra l’ignoto, ma la storia di un’intera società che deve fare i conti con una verità che solo alcuni conoscevano (e che hanno scelto di nascondere).
Lo stesso regista, nelle recenti interviste, chiarisce la sua posizione. Afferma infatti: “Non siamo soli nell’universo. È matematicamente impossibile che la Terra ospiti l’unico organismo biologico nel cosmo.”
I protagonisti del film sono Margaret (interpretata da Emily Blunt), una reporter meteo che si ritrova a gestire una verità troppo grande per essere taciuta, e un esperto di cybersicurezza, un whistleblower — un testimone scomodo (interpretato da Josh O’Connor). Entrambi si troveranno davanti alla stessa domanda: quando la verità è scomoda, chi ha il coraggio di dirla? E chi guarderà il film sarà costretto a chiedersi come si comporterebbe al loro posto.
La verità, suggerisce il film, è una questione di coraggio: di chi ha la volontà di dirla e di chi ha la volontà di ascoltarla.
Il film uscirà il 10 giugno nelle sale italiane. Tu andrai a vederlo?





